martedì, 28 novembre 2006
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Alessandro, veejay fidanzato con la Surina, non Maurizio, il più quotato sul mercato tra gli artisti italiani viventi. In principio fu la conduzione a Mtv. Poi approda all’hip-"pop” con il brano, piatto come il petto della sua fidanzata, “Il Danno”; Recentemente è entrato a far parte del branco delle Iene. A quando la trasmissione su Radio Deejay e il libro “sui trentenni in crisi”?
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lunedì, 27 novembre 2006
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Intervista Barbarica a Beatrice Borromeo, di due puntate fa.

Daria Bignardi: "Tu ti definisci agnostica..."
Donnino che conduce Anno Zero: espressione di panico mista a supplica
Daria Bignardi: "Ok, passiamo al gioco della torre..."
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giovedì, 23 novembre 2006
E’ nata la nuova offerta PignoraTim, la tariffa che ti permette di telefonare ovunque e di far pignorare tutti i tuoi beni spendendo solo 100 € al minuto, con schiaffo alla risposta. Già è pronto il nuovo spot: Christian De Sica e Rodolfo Laganà vanno in treno fino a Manhattan per girare Natale a New York, senonchè a forza di fare telefonate intercontinentali alla figlia adolescente con la nuova tragica tariffa PignoraTim, sperperano tutti soldi guadagnati ai botteghini. Diventano barboni e incontrano altri due clochard con cui fanno amicizia: Nonno Mike e Fiorello. Ai due ex vigili urbani ricoperti dai debiti pignorano il bilocale, nel quale vanno ad abitare abusivamente Aldo, Giovanni e Giacomo, che faranno ogni sera un festino a cui puntualmente Giacomo verrà rimbalzato. L’indomani dopo aver fatto le ore piccole, i tre comici e la bionda che si ritrovano a sorpresa nel lettone, verranno svegliati alle 12,45 al grido di “Life is now!” da Francesco Totti e Gennaro Gattuso, che sono in abito scuro già di capo mattina. Mentre i tre commedianti si lavano a pezzi per fare presto e si vestono, i due calciatori e la bionda gli scroccano la connessione, controllano la posta e già che ci sono si scambiano i numeri di cellulare. Scena conclusiva: tutti insieme a pranzo a mangiare caponata alla trattoria di Fiorello e Nonno Mike che nel frattempo hanno fatto fortuna. 
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martedì, 21 novembre 2006
Sottotitolo: Incontri amorosi di uno zerbino con un rospo.
Sotto-sottotitolo: “Il mio non è un blog dove racconto le mie sfighe sentimentali. E’ roba da sfigati”
Sottissimo titolo: Come raccontare le proprie sfighe sentimentali camuffate in modo pseudo-divertente, per buttare fumo negli occhi al lettore e far credere che io no, non sono come quegli sfigati che raccontano le proprie sfighe sentimentali sul blog, io faccio Cronaca Di Costume alla Sex and the City, che va tantissimo, fa tanto blogger-giovane donna-tochissima
 
Svolgimento
 
Vorrei precisare che per trasformare i ranocchi in principi azzurri basta baciarli. Nella speranza che prima o poi avvenga la tanto attesa mutazione genetica, dunque, non è necessario:
 
a)      accollarsi le telefonate non risposte
b)      sforzarsi di trangugiare fine settimana ognuno per i fatti propri
c)      aspettare mesi e mesi “per dargli tempo”
d)      andare agli eventi importanti da sole perché lui lavora durante il fine settimana e anche se non lavora non è contemplato che lo passiate insieme
e)      inventarsi, di conseguenza, delle scuse per la sua assenza (“Stasera era impegnatissimo, non poteva mancare alla prima comunione della figlia della donna di servizio, ci sono buone probabilità che lui sia il padre!” “Si scusa, gli sarebbe piaciuto tanto essere qui stasera, ma non poteva assolutamente, è il compleanno della dentiera di suo nonno! Sai ormai è viva, cammina da sola, a un anno già parla!”). O riportare le motivazioni vere, ma notevolmente esagerate dicendo con aria compassionevole cose tipo: “Non può essere qui perché sta lavorando… Poverino”. Tutto ciò per non rivelare la verità: che lui non era lì con te perché non voleva esserci. Per non mostrare alle persone che ti vogliono bene che soffri e che lentamente stai prendendo le sembianze di un grazioso, elegante e morbido (ma pur sempre) zerbino. E i tuoi occhi gli dicono “welcome”. Mentre lui si trova benissimo dentro il corpo dell’infimo anfibio e non ne vuol sapere di reincarnarsi in qualsivoglia altra specie animale, nè tantomeno quella del “principe azzurro”. (Un rospo che si accoppia con un tappetino… è un’immagine da rabbrividire… ricorda il porcospino che si rotola in tutte le posizioni del Kamasutra con la spugnetta per i piatti, in uno spot di qualche mese fa…)
f)        sorprendersi a dire frasi del tipo: “Ok, non mi ha chiamato. È che oggi ha Venere e Giove in quadratura… No, non lo sto giustificando!”
g)      uscirci dopo aver ricevuto, all’una di notte un sms come questo: “Scusa se non ho risposto alle trentacinque chiamate, ma mi hanno riportato il cell solo ora…” CHI ti ha riportato il cell solo ora, gli alieni?
h)      credere al fatto che le tragedie familiari avvengano esclusivamente di sabato e domenica, sera. Verso l’ora dell’aperitivo.
i)        E visto che basta un bacio, non è necessario infine, concedersi. Contrariamente a quanto pensa un docente universitario, e dico docente universitario - non professore del donnino in questione -, che al tentativo di lei di chiarire la natura della relazione, ha risposto: “Ma ancora non siamo neanche andati a letto insieme, cosa dobbiamo chiarire?”. Della serie: “Prima prestamela per un quarto d’ora, dopo hai diritto di parola. Forse”. Va bene un bacino sulla fronte, ma quale donna oserebbe spingersi oltre, con un ranocchio? Semmai se ne parla a trasformazione avvenuta, quando avrà raggiunto la statura (fisica e morale) della principessa, allorchè gli occhi saranno rientrati completamente nelle orbite e non potrà più usarli per guardare contemporaneamente le gambe della tipa in shorts alla sua destra e le tette della maggiorata alla sua sinistra; quando saranno sparite le macchie verdastre e le squame dalla pelle perché avrà scoperto l’esistenza di una pozione magica chiamata sapone, quando si sarà stancato di saltellare da una Ninf(e)a all’altra, quando avrà smesso di gracchiare (con una Forst grande in mano e il Motomondiale dinanzi agli occhi… “Mi prendi una birra, chè devo digerire? Buurp!”)…
 
 
Vorrei inoltre ricordare che solo GRAZIE AL BACIO DI UNA DONNA i ranocchi percorrono magicamente tutto l’iter filogenetico fino a diventare principi azzurri, ovvero veri uomini…Vorrà dire qualcosa?
 
 
Grazie! Grazie! Grazie! Grazie a tutte le persone che quotidianamente mi danno spunti per scrivere: conoscenti, amici e amiche con i loro fidanzati e/o sgami vari, persone che a mala pena conosco di vista, curtigghi… Sgamate e moltiplicatevi! Sebbene debba molto anche a Random che inconsapevolmente mi ha dato moltissimo materiale su cui soffrire, ridere e scrivere. Anche se la mia fantasia svolge un ruolo non indifferente…Grazie a tutti! 
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lunedì, 20 novembre 2006
Sempronio teorizza un legame profetico tra il video degli Air del brano Sexy Boy, mentre Fabio, in un post semiserio sostiene che la frase di Lorenzo “Falla girare, falla girare, così che tutti la possano sentire!” si riferisca a varie informazioni "che non sono patrimonio dell’uomo comune". La fantasia dei blogger è davvero fervida... o forse bisogna chiamarlo intuito?
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martedì, 14 novembre 2006
Mi hanno paparazzata ad una festa alla Qubba, mi hanno scattato una foto in cui sembro romanticamente appoggiata alla spalla di Domenico Simonetti, mi hanno disegnato due cuoricini al posto degli occhi e hanno pubblicato il tutto su Qult, con un fumetto recita: "Ho fatto innamorare la pupa, ora la porto a casa e le faccio vedere la mia collezione di magliette del Palermo", o qualcosa del genere... Non so se fare causa a Qult, ai grafici, a Simonetti, al fotografo o a chi ha inventato la forma dei curicini. Oppure disegno a uno a uno cuoricini sugli occhi di tutti quelli fotografati, su tutte le copie di Qult dei prossimi dici anni.
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martedì, 14 novembre 2006
Lui: “… Ma… Palla dov’è finito?”
Io: “Al mio paese si saluta, e si dà un bacio”
Lui: “Un bacio?? E che è il tuo compleanno?”

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martedì, 14 novembre 2006
Uscire tutte le sere da un paio di settimane ha fatto impennare la mia vena creativa, ma sta causando gravi effetti collaterali. Per esempio sto cominciando a dire frasi sconnesse in stile Luca Giurato, del tipo: “Infierisco la fessera”. Oppure mi ritrovo in una stanza della casa senza sapere perché. (Forse perché casa mia è fatta di una sola stanza, ma questo è un altro discorso). Di solito va così: penso di dovermi alzare dal divano per fare qualcosa di improrogabile in cucina (solitamente vuotare il frigo) e le mie gambe si mettono in moto, rapide. Mi ritrovo cinque secondi dopo in cucina con i palmi delle mani rivolti verso l’alto e lo sguardo inebetito a mezz’aria.
In attesa di una risposta dal frullatore.
Sto lentamente e inesorabilmente rincoglionendo.
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domenica, 12 novembre 2006
telegrolle2004Già mi piaceva da quando faceva Don Matteo, ma con una riserva: pensavo non fosse alto. Apprendo da Vanity Fair di questa settimana non solo che è alto, ma ha anche due spalle così... E' ufficiale: Flavio Insinna, Ailòviu!!! Ci vediamo lunedì "ai pacchi". Hihihi!
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giovedì, 09 novembre 2006

Prologos

Lui perfetto, in un perfetto maglione blu, in un perfetto Suv verde bottiglia (uno di quei macchinoni su cui le donne alte meno di un metroesessanta non riescono a salire, a meno di arrampicarcisi). Bello come il sole. Puntuale. Che non è poco. “Dove andiamo?” mi chiede lui, “da Bricco & Baldo per una chianina, da Tristeça per un sushi, o da Sciarmes per la cucina minimalista?” “O semplicemente minima…” dico io… Queste le sue preferenze, a me toccava la scelta. Inizio a pensare che il mio ex fidanzato, gran manciatario, preferiva la fiorentina e le sasizze, quindi Bricco & Baldo fu scartato per il timore che qualche cameriere che non si faceva i cazzi suoi, potesse fare qualche battutina. Tristeça (per favore va’ via…), scartato perché il mio ex fidanzato sarebbe sicuramente stato là, con tutto il resto di Palermo. Restava Sciarmes, ma io non ho fatto in tempo a dirlo, lo propone lui per eliminarmi l’insostenibile pesantezza della Scelta. (la scelta sarà un tema ricorrente…) Prima figura da incapace. Il peggio doveva ancora venire…

Atto I – “Della Scelta”

Arriviamo al ristorante. Gentilmente mi apre la porta e mi fa scegliere il tavolo. Ci accomodiamo. Mi chiede di scegliere il vino che preferisco alla carta. Io che di solito, pur non essendo sommelier sono abbastanza esperta, (in quanto sulla buona strada per l'alcolismo), all'improvviso: il buio. Non riuscivo a distinguere il più volgare novello da un amarone d'annata. E gli faccio: “Fai tu...” lui fa una specie di smorfia  e sceglie ovviamente il vino più raro e particolare del mondo intero. Più tardi si rivelerà azzeccatissimo, ma io ancora non lo sapevo. “Cosa mangiamo?” mi fa lui. La sua scelta: sushi, a cui richiede esplicitamente di accostare aragosta, ostriche e non so quali altre chiccherie culinarie. Io almeno per non sbagliare, scelgo un banale filetto ai funghi porcini, con la scusa che faccio una dieta proteica (così se per caso non si era accorto che ero cicciotella, adesso lo sa per certo). Uno, due bicchieri e partono le chiacchiere. Mi tiene per mano, fa apprezzamenti sui miei occhi che “non sono solo belli, sono unici”. Io invece lo rimprovero perché il giorno prima in un sms mi aveva scritto: “Ottimo profumo”, commento che secondo me andava bene per chiunque e che quindi da donna così eterea, angelica e meravigliosa quale ero, non accettavo... Seguono una serie di figure retoriche, o se volete, figure di merda.

Atto II – “Dei clichè sulla coppia”

Al fine di fare cadere il discorso sui vantaggi dello stare insieme a me, me ne esco che lo avrei lasciato libero di fare quello che voleva, e testualmente pronuncio: “La libertà è fare quello che si vuole: tu con me puoi fare ciò che vuoi”. Mi guarda sbigottito e pensa.. mi avete capito. Lo giuro, non era mia intenzione! Subito dopo, non contenta, me ne esco col fatto dei clichè: “Perchè i rapporti sono pieni di clichè? …Che deve chiamare sempre l’uomo o che bisogna necessariamente attendere…?” Io intendevo dire: attendere prima di richiamarlo al telefono per non sembrare appiccicosa… ma chissà cosa ha capito lui, attendere di fare che…? Perché subito dopo mi ha risposto, ma sempre con quell’aria elegante: ”Ma in fondo è anche bella l’attesa…”. Mi sarei data pugni.

Atto III - “Il Montenero”

Note dell’Autore: contiene la Scena madre, pertanto si consiglia al lettore di andarsi a prendere un bicchiere d’acqua prima di continuare.

Sarà stata l’emozione, mi tremavano le mani, quel sorriso demenziale non me lo levava nessuno dalla faccia soprattutto considerando il tasso alcolico del mio sangue; sta di fatto che alle 10 e 39 minuti primi e 4 secondi, il suo perfetto pullover blu è stato colpito dal getto largo, efficace ed estremamente preciso del mio bicchiere di Montenero…(manco fossi stata nell’aviazione americana reparto top gun) fra l’altro, nel bilancio delle vittime, risultò colpito anche il mio imperdonabile sottogiacca nero totalmente trasparente, (considerate che ho passato tre ore per scegliere un abbigliamento il più possibile casto, ma al contempo elegante... e soprattutto raffinato…). Io: paonazza. Non c’erano parole. Solo l’onta delle mortificazioni. Indovinate che cosa mi dice lui, totalmente inzuppato: “Non ti preoccupare, tanto le toppe del maglione sono vinaccio già di loro…” Poi mi guarda meglio e mi fa: “Comunque asciugati da sola, non ti posso mettere le mani addosso!”. Proprio per non farmi ulteriormente imbarazzare, il Prince Charming, cambia immediatamente discorso. E mi parla dei suoi negozi. Decido, sopraffatta dalla vergogna per la scena precedente, di andare in bagno. Al mio ritorno, esordisco dicendo: “Le vetrine dei tuoi negozi non sono assolutamente accattivanti. Non attirano l’attenzione, né per i prezzi particolarmente vantaggiosi, né per la leziosità degli abiti. Te lo dico da donna che fa shopping, quando passo da via Ruggiero Settimo, (manco fosse la Fifth Avenue) non mi sono mai soffermata davanti alla tua vetrina.” Lui, e qua rasentiamo l’incredibile, mi fa: “Va bene, da domani darò disposizioni ai miei dipendenti di darti totale carta bianca sull’allestimento delle vetrine”. La persona più educata che io abbia mai conosciuto si è appena scontrata con la persona più cafona di questo mondo.

Atto III – “Del sottogiacca traforato”

Ma ritorniamo alla questione del mio sottogiacca traforato: questo in realtà, partiva appunto, come indumento nato, pensato, disegnato, progettato, prodotto e infine venduto, per essere indossato sotto-la-giacca, giacca che io prontamente mi sono tolta appena arrivata al ristorante. In più, avevo un delizioso foulard che però non si è dimostrato adatto all’atto del cenare (non poteva fungere da bavaglino), così anche questo è stato prontamente posteggiato sullo schienale della sedia. Finchè non mi rendevo conto di essere praticamente in lingerie, tutto proseguiva. Quando ho avuto la geniale idea di andare in bagno, purtroppo questo era arredato con un enorme specchio, che mi ha mostrato la cruda verità. Così, sulla strada del ritorno al tavolo, goffamente nascondevo con i gomiti e gli avambracci le mie femminilità. Manco a dirlo, lui fa finta di niente.

Finale coi fiocchi…

Lo accompagno a pagare il conto e il proprietario del ristorante, suo conoscente, mi dice che prima di me non aveva mai portato nessuna a cena lì, e che quindi doveva essere sicuramente innamorato. Alla fine della storia questa Bridget Jones 2 palermitana viene persino baciata appassionatamente dal suddetto uomo perfetto. E addirittura richiamata il giorno dopo. Questa volta era stato lui a fare la definitiva e più importante scelta della serata: aveva scelto me. Non chiedetemi il suo numero di telefono, non ve lo darò mai!

grazie a Gnoila per l'ispirazione e soprattutto per la materia prima... ps: è tutto vero!!!

postato da: laqualunque alle ore 21:34 | Permalink | commenti (6)
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