sabato, 28 ottobre 2006

Edoardo Camurri, "Una Palermo tutta piombo e sangue", Vanity Fair, 27 settembre 2006
L'AUTORE. Giuseppe Sottile è siciliano e per ventitré anni, prima come giornalista a L'Ora e poi come capocronista e vicedirettore del Giornale di Sicilia, ha lavorato a Palermo. Ora cura l'inserto del sabato del Foglio di Giuliano Ferrara. Nostra Signora della Necessità è il suo primo romanzo.
IL LIBRO. Non importa se amiate o meno i romanzi di Camilleri perché Nostra Signora della Necessità si pone altrove. È una via di mezzo tra i noir di Raymond Chandler e i romanzi di Leonardo Sciascia. È la storia di un ragazzo, il «Biondino» (così si chiamano i cronisti non ancora assunti), che, il 27 febbraio del 1968, scrive il suo primo articolo per L'Ora, lo storico quotidiano comunista chiuso ormai da qualche anno.
LA STORIA: È un insieme di immagini folgoranti e di morti ammazzati. Ed è anche la descrizione del linguaggio mafioso, del suo agire, quando non uccide o prima di uccidere, per rappresentazioni e metafore. Puro teatro. Non è un racconto didascalico, edificante. Ci sono mafiosi con i capelli «sucati sucati all'indietro», giornalisti che «si inconigliano» ovunque, occhi «ustelanti», boss «allumacati» in plaid verdastri, donne che «piripicchiano». La Palermo che fa da sfondo è una città di «Piombo, sangue e nero di seppia».
PICCOLO DIZIONARIO. «Baccaglio»: linguaggio usato dalla malavita per non chiamare mai le cose col proprio nome. «Tufa»: letteralmente oggetto che ti tiene caldo come una stufa, cioè la pistola. «Surci», il topo, è il portafoglio. «Mandria» vuol dire cosca.
Ho letto il libro in un giorno, tutto d'un fiato. E' appassionante e ironico (tanto per essere fedele alla regola aurea che non si devono usare aggettivi…). Sembra di veder scorrere le immagini di un film, l'autore ha una capacità straordinaria di far vedere ciò che descrive. E' istruttivo, per chi si appresta a svolgere questa professione, farsi un'idea di come un grande giornalista ha mosso i primi passi e di com'era il giornalismo trent'anni fa a Palermo. Si rischiava la vita e si faceva il proprio lavoro in un modo che quelli della "generazione google", da dietro lo schermo del loro pc, non potranno comprendere mai a fondo. Mi sono piaciute tantissimo la riproduzione realistica del linguaggio crudo con cui i "decani" si rivolgevano ai principianti e le parole dialettali che Sottile usa, che contribuiscono non poco a ricreare l’atmosfera, il “mood” della redazione, il carattere dei personaggi. Il libro non sarà letto solo da palermitani e il linguaggio è un veicolo fondamentale per comprendere un popolo…
mercoledì, 25 ottobre 2006
“Sai, domani mi viene a trovare un mio amico da Milano”, mi dice una mia amica, “Bene”, dico io, “E chi è?” “Un ragazzo che ho conosciuto, appunto a Milano, tramite Small world”. “Small world… sarebbe?” “Un sito internet, molto esclusivo, un club elitario, di cui fanno parte personaggi tipo Lapo Elkann, Naomi Campell…” “Mancano solo Kate Moss e Calissano e si chiude il cerchio...” penso, e lei prosegue: “È una cosa molto carina! C’è anche la chat e permette di fare molte conoscenze. Ne fanno parte anche altre persone di Palermo, oltre a me. A differenza delle altre chat, in questa sai cosa, o meglio, chi vai a trovare: gente simile a te. Si accede esclusivamente se si è presentati da qualcuno che è già dentro.” Hmmm, la cosa si fa sociologicamente interessante, dopo il club virtuale dei belli, beautifulpeople.it, adesso i siti sono divisi anche per censo. Non per fare la bacchettona, ma dà una certa soddisfazione sapere che cinquemila anni dopo l’istituzione delle caste il mondo si sia evoluto… vado avanti con le domande: “Capisco… organizzate dei raduni ogni tanto o la conoscenza rimane virtuale?” “Il sito è funzionale alla conoscenza reale; sì, facciamo dei raduni, ma più che altro small world è utile perché, metti che vai per un week end a New York o a Montecarlo, hai qualcuno da chiamare, che ti può fare da Cicerone e, ripeto, entrambi sappiamo di appartenere allo stesso “mondo”, di conseguenza c’è una maggiore fiducia reciproca, nel caso in cui ci si incontri per la prima volta.” “Certo, hai ragione… chi non va ogni duepertre a fave un uikendino a Montecavlo? Ora mi faccio introdurre anch’io, hai visto mai mi mandassevo a Cerda a fare un sevvizio per la sagva del carciofo, conoscerei un contadino che mi porta in giro a vedere Cerda by night… Insomma e questo tuo amico? Com’è, chi è?” “E’ un manager, lavora per un’azienda automobilistica e il padre è proprietario di un’azienda che produce accessori per automobili di lusso” “Che culo! - penso io -, l’ultima volta che ho fatto un’incontro al buio con una persona conosciuta via chat – e anche l’ultima – anch’io ho beccato uno del ramo automobilistico, un meccanico di Ostia…”
mercoledì, 25 ottobre 2006
"Vorrei precisare che il testo che segue non è stato scritto per nessuno in particolare". Disse Pinocchio. E' un testo composto da versi presi da 25 canzoni... Sono riuscita a far entrare in un componimento d'amore, ripeto, non rivolto a nessuno in particolare (questa coda di paglia comincia a farmi prurito...) persino versi di Elio e le storie tese. Ci stanno come la scorzetta d'arancia sulla panna, come la menta sulla mousse al cioccolato. Senza, diventava troppo dolce.
Adesso ascoltami, non voglio perderti.
Se mi vuoi manda via questa tristezza amore mio,
perché la vita passa in fretta
per vivere davvero ogni momento
con ogni suo turbamento,
come se fosse l’ultimo.
La vita è un brivido che vola via
dimmi se questa è o non è magia.
Domani sarà tardi per rimpiangere la realtà è meglio viverla.
Se mi vuoi prova a chiedermi una carezza
per non sentire l’amarezza
per scoprire che la paura è una certezza.
Sei nell’anima in questo spazio indifeso
inizia tutto con te
non ci serve un perchè
l’amore è bello solo se lo fai con me.
Tra i vari interessi che hai
dimmi che posto mi dai.
Forse non sai
quel che darei
perchè tu sia felice
chissà che cosa pagherei
per poter vedere dentro quella testa cos’hai.
Mi aspettavo lo sai un rapporto un po’ più normale,
ora spiegami dai l’atteggiamento che dovrò adottare.
Che strano uomo ho io
con gli occhi dolci quanto basta per farmi dire sempre
sono ancora tua.
È cresciuto troppo in fretta questo nostro amor.
Ti voglio bene smetti di giocare
a un certo punto ti devi dare
non puoi farti eternamente corteggiare
Sei nell’anima, sei in ogni parte di me
il mio pensiero vola verso te
perché sei un essere speciale ed io avrò cura di te.
E se domani io non potessi rivedere te
avrei perduto il mondo intero non solo te.
Io lavoro e penso a te, torno a casa e penso a te,
e ogni volta che mi sveglio, ogni volta che mi sbaglio
ogni volta che cammino e mi sembra di averti vicino.
Standing ovation per te.
Vieni qui tu per me
te lo dico sotto voce, amo te
e l’odore che hai
mi ricorda qualcosa vabè
ho un pensiero che parla di te.
Ti porterò sopra tutto il silenzio e la pazienza
i profumi d’amore inebrieranno i nostri corpi
la bonaccia d’agosto non calmerà i nostri sensi.
Libera com’ero stata ieri
ho dei centimetri di cielo sotto i piedi, mi manca il terreno
quando ti addormenti sul mio seno.
Mi fai tremare il cuore mi fai smettere di respirare.
Non so con chi adesso sei, non so che cosa fai,
ma so di certo a cosa stai pensando:
“… Io vorrei… non vorrei… ma se vuoi… mi sento confuso…
voglio stare un po’ da solo… esco da una storia di tre anni con una tipa…
non mi voglio sentire legato…”.
Troppo cerebrale per capire che si può star bene senza complicare il pane!
Se guardandoti negli occhi sapessi dirti basta, ti guarderei.
Io ti amo poi ti odio, poi ti amo poi ti odio, poi ti apprezzo…
È troppo grande la città per due che come noi
non sperano però si stan cercando.
Le strade piene la folla intorno a me mi parla e ride e nulla sa di te.
Ma io uscivo a cercarti nelle strade tra la gente
mi sembrava di voltarmi all’improvviso e vederti nuovamente
per dirti ancora che sei solo tu la cosa che per me è importante.
Quando poi ti vedo c’è qualcosa che mi blocca
e non riesco a dire neanche come stai,
sento tremare lo stomaco, qualcosa di profondo sai
mi fa andar fuori di testa, fuori di me e non capisco
senza di te o no il mondo che cos’è.
T.V.U.M.D.B.
Ti voglio bene. Nonostante tutto ti voglio.
giovedì, 19 ottobre 2006
Il
film è meglio del libro, che risulta divertente, ma un po' monotono. E' troppo lungo e non è altro che la ripetizione delle figure di m...a di questa ragazza di provincia un po' sfigata, che arriva a lavorare alla Corte del Re Fashion. Le angherie dell'avatar di Anna Wintour, che nel libro si chiama Miranda Prestley, sono intervallate qua e là da battute e freddure argute, ironiche e taglienti e da minuziose descrizioni di abiti e accessori. Il libro è lungo 400 pagine, ne bastava la metà. Dopo Pretty Princess e Principe Azzurro cercasi la Hathaway e la sua ipertrofica dentatura tornano a interpretare il ruolo della cenerentola bruttina un po' sfigata che resuscita in strafiga griffata. Per Meryl Streep ogni commento sarebbe insufficiente.
giovedì, 19 ottobre 2006
Mi è arrivato l'invito per la presentazione del nuovo libro di Roberto Gervaso "Ve li racconto io. A tu per tu con i protagonisti del Novecento", il 21 ottobre alle 17,00 al Circolo delle Libertà. Presenteranno Guido Lo Porto e Enzo Fragalà, tra gli altri interverranno Stefano Santoro e Bartolo Sammartino. Mi chiedo: perchè la busta è quella intestata della Camera dei Deputati? Perchè per presentare un libro la spedizione deve essere a carico "pubblico" e non, chessò, a carico della casa editrice?
giovedì, 19 ottobre 2006
Alpha Girls. Understanding the New American Girl and how she is changing the world. Questo il titolo del saggio di Dan Kindlon, psicologo e docente ad Harvard. Chi sono le Alpha? Ragazze pocopiùcheventenni che studiano e lavorano sodo, carrieriste e arriviste che vogliono ANCHE avere una famiglia, non si sentono inferiori ai loro coetanei uomini e non hanno dovuto combattere le battaglie femministe delle loro madri. Figlie del secondo boom economico degli anni 80, hanno avuto tutto facile, ma, dice
Grazia, che dedica a questo tema un'inchiesta, si scontreranno con la dura realtà, espressa nell'articolo in modo disilluso dal sociologo Filippi dell'Università di Venezia: "Il mondo del lavoro è accessibile alle ragazze, ma fare carriera non è altrettanto facile. La coppia è simmetrica, ma sono sempre le donne a stirare". (Non è vero...). Fin qui niente di male, il ritratto corrisponde a verità. Secondo me. La piccola sbavatura arriva nel mezzo dell'articolo: il merito della nostra sicurezza in noi stesse, della nostra libertà, secondo la giornalista di Grazia, è anche di miti della cultura pop come Lois Lane o Lara Croft. Certo, chi di noi non ha come modello di vita un videogioco con la quarta coppa C o lo sgamo di Superman? Io mi ispiro a loro tutte le mattine quando vado al lavoro... Mi alzo e penso che voglio essere come loro. Ah dimenticavo. L'autore dell'inchiesta è Godzilla.
lunedì, 16 ottobre 2006
Ecco qua, per la seconda volta scrivo in un blog, per la prima in un blog vero e proprio, considerando che il mio debutto è avvenuto con la piattaforma di msn. Da mezzanotte in poi un mio post farà capolino su
Rosalio. Il mio vecchio blog era
qui. Per adesso è tutto. Passo e chiudo.